Praticare il sociale significa operare nel cuore di una comunità, laddove si decide se essa esista o si riduca a un involucro, senza succo, di pulsioni solitarie. Il lavoro sociale è lavoro di tessitura quando si dota di competenza e passione o, altrimenti, di strappo quando prevale la disillusione e la routine. Condividere le esperienze, in-formare, cucire relazioni è il presupposto per un buon lavoro, per un fare che non sia solo sterile e puerile volontarismo moralista. Abbiamo il dovere di incidere sulle strutture che conservano il privilegio di pochi e impediscono il libero dispiegarsi delle energie e delle libertà dei molti. Abbiamo il dovere e il piacere di contribuire a creare società aperte al nuovo, alle possibilità della vita. Società di tutti, beni comuni, opportunità eguali. Non tutto è perso in questo mondo, nuovo per pochi, insopportabilmente vecchio per i più. Cercare ciò che si muove, invitare a non deporre il grimaldello della ragione, indagare le cose buone che esistono è un’impresa che può valere la pena intraprendere.
Mi chiamo Giovanni Paci e sono nato a Pistoia nel 1965. Mi sono laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Firenze e in Gestione e Organizzazione delle Politiche e dei Servizi Sociali presso l’Università di Urbino. Mi sono perfezionato in Qualità della Formazione presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Firenze. Ho frequentato la Scuola Biennale dellaLibera Università dell’Autobiografia conseguendo il titolo di Esperto in metodologie autobiografiche. Svolgo, dal 1993, attività libero professionale di consulenza, formazione ericerca in ambito sociale.