E-book di testo

Adozione di libri digitali a scuola

L'articolo commenta le recenti disposizioni in merito all'adozione di libri di testo in versione online e mista.


Il 10 febbraio 2009 il Miur ha emanato la circolare n. 16  sull'adozione dei libri di testo, che contempla e caldeggia in modo esplicito l’adozione del “digitale”, conseguentemente anche a quanto è stato previsto dalla Legge 133 e annunciato da una serie di dichiarazioni estive di Giulio Tremonti . Già lo scorso anno si era in qualche modo profilata la possibilità di adottare libri di testo in versione digitale e ci eravamo espressi in proposito. 

Il Ministro Gelmini su prezzi e peso dei libri scolastici


La versione più banale del libro digitale:
riduzione dei costi e del peso negli zainetti,
Cosa faranno le case editrici?
Chi pagherà gli eventuali costi di stampa?


La soluzione proposta allora da Tremonti, oggi da Gelmini, desta non poche perplessità. Le disposizioni di quest'anno contengono alcune affermazioni che ci appaiono frutto di semplificazioni e certezze davvero eccessive - come per altro anche l'intervista che qui di fianco incorporiamo - e che proviamo a condividere con il lettore, corredandole di un nostro breve commento a caldo (i corsivi sono nostri e non del documento originale) e di una serie di riflessioni non conclusive, che riteniamo però importanti nel tentativo di inaugurare un dibattito serio su un tema che rischia di essere trattato – come spesso accade per ciò che riguarda la scuola – in maniera pedestre, dilettantistica e superficiale. 

Iniziamo dunque con l’analisi di quei passaggi della circolare che ci sembrano particolarmente significativi.

1. Spigolando a caldo la circolare...

      Affermazione: "Come previsto dall'art. 15 della legge 133/2008 il decreto ministeriale di prossima emanazione definisce i prezzi di copertina dei libri di testo della scuola primaria, i tetti di spesa per la dotazione libraria della scuola secondaria di primo grado e di secondo grado, le caratteristiche tecniche dei libri di testo nella versione a stampa e le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nella versione on line e nella versione mista."
    Commento: Nonostante il nostro interesse per l'argomento, non vorremmo assolutamente essere nei panni del figlio di Gutenberg che dovrà definire per decreto (di prossima emanazione!) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nella versione on line (sic!), destinata ai "nativi digitali". Abbastanza misterioso il  significato di "versione on line", anche se se sembra prevalerne l'interpretazione - assolutamente riduttiva - di materiale "scaricabile da Internet"; l'essere online diverrebbe, così, mero meccanismo distributivo... Insomma,  un concetto forse ad effetto, ma davvero  fumoso, se affrontato con un minimo di senso critico, la cui vaghezza è superata solo da quello di "versione mista".

    Affermazione: "Per le prime tre classi della scuola primaria, le istituzioni scolastiche valuteranno  l'opportunità e la praticabilità della progressiva introduzione di libri di testo in versione on line o mista. A tale proposito, è opportuno considerare che - come sottolineano autorevoli studi - il rapporto con la realtà e l'approccio alla conoscenza dei cosiddetti "nativi digitali", ovvero i nostri piccoli e grandi studenti, sono ormai significativamente diversi da quelli dei "figli di Gutenberg". È questo un dato di novità assoluta difficilmente ignorabile e con il quale la scuola e i processi di insegnamento/apprendimento che in essa si attuano 
dovranno progressivamente misurarsi. (...) D'altra parte è un fatto oggettivo e non trascurabile che i fruitori dei libri di testo siano oggi sempre di più chiamati ad interagire con nuove tecnologie di supporto all'apprendimento. È chiaro infatti che i nuovi strumenti, senza sminuire la funzione del tradizionale volume cartaceo, possono tuttavia integrarla in un processo di sinergia virtuosa: tanto più che si tratta di strumenti con i quali le nuove generazioni hanno un crescente rapporto di familiarità o addirittura di empatia. Si ricorda che - in attuazione dell’art. 1, comma 633 della legge finanziaria 2007 - è in corso un consistente investimento per dotare le scuole di ogni ordine e grado delle innovazioni tecnologiche necessarie al migliore supporto della didattica. Le istituzioni scolastiche potranno così più agevolmente intensificare lo sviluppo di contenuti didattici digitali e fruirne in rete. Sono infine ormai sempre più diffuse presso le istituzioni scolastiche le buone pratiche di offrire nei propri siti ufficiali appositi spazi nei quali i docenti mettono a disposizione degli allievi testi di riferimento, dispense, commenti, questionari ecc. (oltre l’80% delle scuole utilizza, occasionalmente o sistematicamente, il collegamento alla rete internet per la didattica)."
    Commento; Gli "autorevoli studi" a cui fa riferimento questa parte della circolare sono più che altro il disegno di scenari certamente molto affascinanti,  le implicazioni cognitive dei quali però restano per lo più inesplorate, al di là di un acritico entusiasmo di matrice neopositivista per l'innovazione a tutti i costi. Non vi sono inoltre (per quanto ci consta) studi seri ed evidenze che dimostrino davvero che laddove si sono attuati in via sperimentale processi di insegnamento ispirati al "digitale" vi siano stati progressi in apprendimenti diversi dall'autoreferenziale imparare ad usare gli strumenti tecnologici.

    Affermazione: [La scelta degli adottabili è ristretta] "ai libri di testo a stampa per i quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio, fatta salva la possibilità per l’editore di trasformare il medesimo libro di testo nella versione on line scaricabile da internet o mista."
    Commento: Adottare (e produrre) un testo digitale può essere un valido escamotage per superare il vincolo dei cinque anni di adozione ed utilizzo dello stesso stesso.

     Affermazione: Le istituzioni scolastiche affiggono all'albo dell'istituto nonché, qualora ne dispongano, nel proprio sito web, l'elenco dei libri di testo adottati.
    Commento: Avere un sito web non è per le unità scolastiche un obbligo in sé; tuttavia alla sua attivazione  si vincola il trasferimento  di informazioni fondamentali per il rapporto con studenti e famiglie. Una sorta di Comma 22.

    Affermazione: "Per la fruizione di libri di testo parzialmente o totalmente on line, come per le risorse digitali in generale, le scuole, i docenti e gli studenti, possono organizzarsi secondo modelli, già noti alla scuola, di partecipazione e condivisione di risorse, quali le reti telematiche e altri sistemi interattivi e dinamici, purché compatibili con la normativa vigente (legge sul diritto d’autore 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni)".
    Commento: Questo passaggio ci sembra con i piedi per terra, dal momento che richiama il problema tecnico principale, ovvero la soluzione della questione del copyright. 

    Affermazione: A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista.
    Commento : Staremo a vedere che cosa succederà in concreto! Cosa faranno davvero gli editori? Come saranno questi nuovi libri - già adesso a scuola abbiamo volumi che si sfasciano se solo li usiamo e non li teniamo nei cassetti? Chi ne pagherà l'eventuale stampa? 

Come si produce un libro di testo? (dell'editore D'Anna)

Agiografico e un po' sulla difensiva rispetto all'innovazione dei modelli,
questo video è però interessante
per capire il processo che porta alla confezione di un libro di testo di carta


Provvisoria conclusion
e: qualche mese dopo l'inizio della stesura di questo articolo il decreto ministeriale 41/2009 ha fissato per quanto riguarda i libri online criteri tecnologici e giuridici davvero discutibili e vaghi.
La soluzione più probabile, anche perché la sola al momento davvero sostenibile dall'effettiva disinvoltura tecnologica degli insegnanti, ci pare restare quella della messa a disposizione di file in pdf, da scaricare e stampare in tutto o in parte e/o di "zibaldoni" digitali, molto appariscenti e poco significativi, in grado però di rispettare i canoni stabiliti e di mettere a posto la coscienza di tutti i soggetti coinvolti rispetto alle disposizioni di legge.

2. Attingendo esempi dalla contingenza...


Proprio mentre scriviamo, abbiamo vissuto direttamente due esperienze davvero piccole ma probabilmente altrettanto esemplificative di scelte probabili e di soluzioni possibili a fronte delle disposizioni di legge in materia di "adozioni miste": da una parte il recapito della nuova edizione di un libro di carta attualmente in adozione da parte di un rappresentante editoriale; dall'altra la ricezione di una mail da parte del direttore di una casa editrice che già lo scorso anno ha cercato spazio nel mercato dei libri scolastici mediante la produzione di e-book. 

Cominciamo dal libro di carta, Sulla copertina porta la dicitura DIGIlibro, spiegata in quarta: l'opera ha, secondo le disposizioni di legge, "forma mista cartacea e digitale" ed è "parzialmente disponibile in Internet"; la parte cartacea rimarrà immutata "per il periodo di tempo indicato dalla normativa". 

Le sezioni dell'opera disponibili online comprendono (è un libro di storia per il biennio della secondaria di secondo grado):
- una Guida alla Costituzione;
- percorsi di storia settoriale;
- lezioni facilitate per studenti non madrelingua;
- schede di approfondimento sugli eventi internazionali più recenti.

Per tutta la "durata di vita dell'edizione saranno periodicamente resi disponibili, on line o in forma cartacea, materiali di aggiornamento" sul sito della casa editrice, a cui ci siamo prontamente collegati, avendo così modo di vedere che non vi sono materiali esemplificativi per quel libro: pur essendo previste una serie di demo, l'insieme dei materiali sarà disponibile da settembre 2009; inoltre è prevista l'assegnazione di una serie di codici e di chiavi di ingresso per insegnanti e studenti, vincolata all'effettiva adozione del libro corredato di DIGIlibro

Niente da obiettare sul fatto che la casa editrice preveda di rendere disponibili i materiali digitali solo a coloro che le avranno versato un po' di royalties per l'acquisizione dei libri di testo cartacei; qualche dubbio invece sul modello didattico strutturato.
Lo stato di una sala-insegnanti
Al di là della richiesta di adozione più o meno al buio della parte digitale, sono evidenti l'accessorietà e la mancanza di sistematicità dei materiali che saranno collocati in rete rispetto alla parte cartacea, che resta assolutamente centrale e fondante. Del resto abbiamo poi trovato una soluzione nella sostanza analoga nel catalogo di un'altra holding di case editrici, che affiancano ai nuovi testi una collazione di materiali digitali.  
Nulla sembra insomma cambiare rispetto a quando insieme ai libri ci venivano consegnati Cd (e più avanti DVD) destinati a ingombrare i nostri già stracolmi cassetti per mancanza di PC, videoproiettori e altri strumenti utili a valorizzare il materiale didattico "digitale". 

Passiamo ora alla mail, che descrive come segue la struttura degli ebook, il cui prezzo (9.90 €) rievoca per altro alcune scaltrezze del marketing degli hard discount;

- "un modulo base (di circa 200 pagine), con gli argomenti essenziali della disciplina;
- una serie di moduli integrativi di approfondimento, che l'insegnante può utilizzare e far scaricare liberamente ai suoi studenti, in relazione alle esigenze della sua programmazione;
- un archivio di materiali integrativi di tipo multimediale (audio, immagini, grafici, video, learning object, animazioni, test e questionari) per lo sviluppo di una didattica interattiva e ricca di una molteplicità di linguaggi."

Una lavagna interattiva multimediale: 
visto il prezzo, davvero difficile pensare alla sua presenza
non solo in tutte le aule, ma nemmeno in tutte le scuole

(la fotografia è un link a porteapertesulweb.it)
Neanche una parola sull'identità e l'autorevolezza 
degli autori; qualche pseudoconcetto, usuale in queste situazioni: come l'idea che la 
didattica interattiva sia possibile soltanto se si utilizzano materiali multimediali e, simmetricamente e implicitamente, che l'uso di materiali multimediali garantisca una didattica interattiva; significative omissioni, quali le dotazioni tecnologiche necessarie per sfruttare adeguatamente non solo l'archivio così generosamente messo a disposizione, ma anche gli ebook medesimi - salvo farsi carico delle spese di stampa - e i loro prezzi di mercato! Con il conseguente rischio che la possibilità di usare o meno le dotazioni digitali diventi elemento di discriminazione tra i percorsi formativi degli allievi - e prescindiamo dalle capacità professionali necessarie, che fingiamo di credere diffuse in modo rilevante presso i docenti. L'assegnazione di peso zero agli ebook di testo è poi al limite della pubblicità ingannevole, dal momento che dimentica quello dei dispositivi di fruizione! 

Interessante osservare come il GR1 del 17 marzo 2009 abbia affrontato la questione in modo prevalentemente sensazionalistico e semplicistico, come per altro fanno in genere i media (si sprecano concetti impressionistici come "rivoluzione", "vita digitale" e così via), e sottovalutando il problema dei carichi di spesa: nessun accenno a costi di stampa e sottovalutazione degli investimenti necessari per dotare gli allievi singolarmente di strumenti per l'accesso ai libri di scuola scaricati da Internet - oltre che del fatto che le aule scolastiche non sono per nulla attrezzate per permettere un uso esteso e intensivo di apparecchiature basate sull'energia elettrica.

Sullo stesso tono il servizio televisivo Eschool di NeaPolis, che qui di seguito riproduciamo e commentiamo:














3. Riflettendo a freddo


L'intervento ministeriale stimola una serie di riflessioni.

In via preliminare occorre sottolineare che l'approccio sotteso alla logica della circolare individua una serie di caratteristiche dell'e-book - con tutte le ambiguità che abbiamo messo in luce nei nostri "commenti a caldo" - molto lontane da quelle relative alla credibilità, all'affidabilità, all'autorevolezza del prodotto dal punto di vista della sua dimensione culturale. Che è invece il punto dirimente, quello che dovrebbe costituire il luogo centrale e assoluto della riflessione: quello, unico, che potrebbe determinare a pieno titolo l'accreditamento del libro digitale su un piano paritetico rispetto al libro cartaceo.

La prospettiva ministeriale, invece, è centrata su altri aspetti. Che - beninteso - non abbiamo alcuna intenzione di sottovalutare. Ma che, da soli, non possono costituire motivo valido, né condizione dirimente, nella determinazione della scelta. Per intenderci, il carolibri o il peso degli zaini sono argomentazioni che – anche se necessitano di attenzione e riflessione - non possono da sole giustificare né incentivare un cambiamento con una valenza culturale tanto significativa.

Né, lo ripetiamo, entusiasmi neopositivisti possono conferire automaticamente, in virtù di criteri puramente tecnici e tecnologici, autorevolezza didattica e pedagogica laddove il mercato dovesse - come in alcuni casi accade per altro anche nel caso dei testi tradizionali - licenziare prodotti digitali meno che convincenti dal punto di vista culturale. Troppe operazioni, condotte anche nella scuola italiana in nome della "modernità" fine a se stessa - che non può e non deve rappresentare un valore, hanno già dimostrato che la mistificazione di questo concetto, se non supportata da consapevolezza e dignità culturali, porta a risultati deludenti o fallimentari.

L'intervento del ministero - come molto spesso accade per ciò che riguarda la scuola - è improntato a logiche che con la dimensione culturale non hanno nulla a che fare: come per il taglio degli insegnanti e per la riforma degli ordini scolastici, con vergognosi scardinamenti di modelli didattici efficaci e significativi, anche la proposta dell'e-book non è sostenuta da alcuna elaborazione, né da convinzioni ed evidenze di carattere pedagogico, didattico, cognitivo. Ma occhieggia, italianamente, alle tasche dei genitori e alla salute degli studenti più piccoli: motivi nobili, ma certamente non dirimenti.

Non dirimenti e addirittura pericolosi e controproducenti. Far penetrare la pratica dell'e-book attraverso queste chiavi interpretative, può significare tagliare le gambe all'operazione sin dai suoi primi passi. Significa proporre una soluzione la cui dimensione culturale, che dovrebbe essere prioritaria e determinante e che non riguarda solo l'autorevolezza dei testi, ma l'approccio all'apprendimento, nonché elementi di inclusione, di condivisione, di democrazia, che investono aree cognitive e aree sociali, passa in secondo piano. Significa incentivare un mercato che in alcuni casi ha già annunciato una tendenza alla spregiudicatezza e all’approssimazione. Significa rischiare un ulteriore abbassamento della qualità degli strumenti didattici e di conseguenze delle richieste pedagogiche. Significa sottrarre qualunque possibilità di respiro ad un dibattito che - invece - riteniamo fondamentale in termini di possibilità, di prospettive, di dimensione metaculturale.

Significa assecondare la deriva acritica che caratterizza le scelte degli insegnanti, limitandone ulteriormente la già scarsa propensione alla ricerca, alla sperimentazione, alla modifica dei modelli e dei paradigmi professionali

Significa, ancora, rafforzare la divaricazione tra “tecnicalità” e cultura; una lettura acritica della dicotomia antico-moderno (che tende a identificare tutto il bene e tutto il male nell’uno o nell’altro campo), senza un’indagine consapevole. Significa rinunciare defintivamente a concedere a questa operazione il senso che, qualora si improntasse a una logica differente, potrebbe avere.

Da tutte queste osservazioni sull'approccio del governo alla questione, deriva una considerazione più ampia, che investe culturalmente il mondo della scuola: possono davvero studenti e insegnanti della scuola attuale essere e divenire e-lector? è evidente che uno degli obiettivi strategici cui la scuola potrebbe tendere è quello di licenziare ragazzi con competenze di lettura pienamente coerenti con il mondo in cui viviamo. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre che innanzitutto gli insegnanti incarnino questo tipo di Lettore: un prerequisito per poter operare mediazione culturale ed educativa. E per operare scelte consapevoli, intenzionali e significative all’atto dell’adozione.

Perché tutto ciò avvenga occorre affrontare senza timori reverenziali una serie di nodi: innanzitutto la maggior parte dei prodotti dell’attuale mercato dell’editoria scolastica digitale non scioglie le riserve sulla tenuta culturale dell’operazione. Assecondati in questa negligenza – come si diceva - anche dal criticabile approccio di chi ci governa.

In secondo luogo, gli insegnanti italiani - nel momento in cui scelgono il libro di testo - non sempre sono in grado di esercitare emancipazione e consapevolezza. In alcuni casi procedono alla scelta in modo frettoloso, casuale; o conservativo, abitudinario. Dimenticando che un libro di testo per la scuola - nel momento in cui venga selezionato attraverso una procedura realmente critica – rappresenta, nella sinergia tra l’azione in aula e lo studio individuale a casa, un ulteriore strumento di potenziale affinamento della capacità di interpretare il reale da parte dello studente. Una scuola che decidesse realmente di mettersi in discussione dovrebbe esercitare una continua vigilanza sui libri di testo, la cui deperibilità è legata alla capacità del docente di discutere, ridiscutere, aggiornare e mettere in crisi i paradigmi di partenza. Non rinunciando ad accettare sollecitazioni rispetto a revisioni di procedure didattiche, impostazione di tematiche, modelli di valutazione, per loro natura transeunti e coerenti con il divenire della società e del mondo. Il libro di testo andrebbe quindi (quando esso sia informato ad autorevolezza degli autori e a serietà degli editori) a rappresentare al tempo stesso un supporto e uno stimolo dinamico. Per valutare la coesistenza di tali caratteristiche la scelta, come si diceva, deve essere operata da un lettore-docente consapevole.

Concretizzando una visione del mondo, il libro di testo rappresenta anche una scelta politica, come tutto ciò che è connesso alla funzione docente. Nel senso etimologico del termine; ma anche in senso più specifico. La Camera dei Deputati il 22 gennaio scorso ha approvato la risoluzione dell’on. Garagnani in tema di “salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al cristianesimo”. Che, tra i tanti demagogici, qualunquisti incitamenti alla difesa della “nostra civiltà”, della “nostra tradizione”, entrambe rigorosamente cristiane, ribadisce che “l’insegnamento della religione cattolica, basato su un’adesione volontaria dello studente, risponde a un’esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica e  che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti" Pertanto, "impegna il Governo a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo”. Nella compiaciuta relazione di risposta del governo si legge che “peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all’Italia, già sono oggetto di studio nell’insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l’asse portante di altri insegnamenti” (...)
“Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza culturale degli studenti”.

Le Indicazioni Nazionali della Moratti non erano prescrittive, ma saranno riproposte ed estese dall’attuale governo. È bene ricordare che esse mutarono, senza alcuna opposizione da parte della maggioranza delle case editrici, l’impianto dei libri di testo, che proponeva una differente scansione dei programmi, informati al concetto di “antropologia cristiana” e ripuliti da una serie di tematiche scomode quali Darwin  e l’evoluzionismo.

All’epoca della Moratti, così, la scelta da parte degli insegnanti di un testo non “riformato” ebbe il senso di una resistenza al tentativo ottuso ed antidemocratico dell’affermazione del pensiero unico e della deroga ai principi di libertà e laicità dell’insegnamento.

Infine, ma non meno importante, ci pare un’ulteriore osservazione. Anche grazie alle procedure di inserimento della dimensione tecnologica, basate su “tecnicalità” più che su inclusioni nell’ambito di progetti culturali a pieno diritto e ad ampio respiro, la più tradizionale delle istituzioni – la scuola – valuta l’intero universo della tecnologia sulla base di una serie di pre-giudizi. A cominciare dall’improprietà della formula “nuove tecnologie” che continua ad essere proposta ed usata, nonostante lo scorrere del tempo e dell’esponenziale sviluppo delle potenzialità: una formula stereotipata, priva di senso; ma che sintetizza, immutabile nel tempo, il segno di un disinvestimento sulla dimensione culturale del problema, nonostante le promesse di massicce dotazioni di dispositivi nelle scuole e, appunto, l’apertura a nuove -incomprese, fraintese, banalizzate - frontiere anche nel campo delle scelte editoriali.

Crediamo pertanto che solo un mutato approccio e una maggiore consapevolezza potranno trasformare la proposta del ministero da ammiccamento superficiale ad una modernità necessariamente positiva nella quale non crediamo (con l’ausilio di motivazioni ulteriori, che non possono interferire nella collocazione del problema in una dimensione culturale), in inaugurazione di un dibattito critico, consapevole, svincolato da sollecitazioni di carattere mercantile. Un dibattito funzionale alla crescita della cittadinanza, della cultura, dell’inclusione e della democrazia. Al quale si può contribuire, come abbiamo cercato di fare, solo attraverso il mantenimento di una posizione di vigile osservazione dei fenomeni: selezionando senza dogmatismi e usufruendo o meno, senza coercizioni ideologiche o marketing oriented, di opportunità che possano contribuire alla crescita del Paese.

     






Commenti

Paolo Quadrino

Ciao Marco,
dal sito www.garamond.it è possibile scaricare gli e-book che la stessa casa editrice propone agli insegnanti come "testi in adozione". I contenuti sono originali ed elaborati da autori selezionati. Si tratta semplicemente di una proposta di "libri elettronici" che ciascuno potrà liberamente scegliere se accettare valutando pro e contro. Niente di più. Un'ultima considerazione: spero che i vari ministri, giornalisti, editori, docenti, studenti... non siano così come tu li descrivi! Buon lavoro.

Ultima modifica 27/apr/2009 02.55
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marco guastavigna
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Ultima modifica: 11/apr/2009 13.25.

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