La versione più banale del libro digitale: riduzione dei costi e del peso negli zainetti, Cosa faranno le case editrici? Chi pagherà gli eventuali costi di stampa? |
La soluzione proposta allora da Tremonti, oggi da Gelmini, desta non poche perplessità. Le disposizioni di quest'anno contengono alcune affermazioni che ci appaiono frutto di semplificazioni e certezze davvero eccessive - come per altro anche l'intervista che qui di fianco incorporiamo - e che proviamo a condividere con il lettore, corredandole di un nostro breve commento a caldo (i corsivi sono nostri e non del documento originale) e di una serie di riflessioni non conclusive, che riteniamo però importanti nel tentativo di inaugurare un dibattito serio su un tema che rischia di essere trattato – come spesso accade per ciò che riguarda la scuola – in maniera pedestre, dilettantistica e superficiale.
Iniziamo dunque con l’analisi di quei passaggi della circolare che ci sembrano particolarmente significativi.
1. Spigolando a caldo la circolare...
dovranno progressivamente misurarsi. (...) D'altra parte è un fatto oggettivo e non trascurabile che i fruitori dei libri di testo siano oggi sempre di più chiamati ad interagire con nuove tecnologie di supporto all'apprendimento. È chiaro infatti che i nuovi strumenti, senza sminuire la funzione del tradizionale volume cartaceo, possono tuttavia integrarla in un processo di sinergia virtuosa: tanto più che si tratta di strumenti con i quali le nuove generazioni hanno un crescente rapporto di familiarità o addirittura di empatia. Si ricorda che - in attuazione dell’art. 1, comma 633 della legge finanziaria 2007 - è in corso un consistente investimento per dotare le scuole di ogni ordine e grado delle innovazioni tecnologiche necessarie al migliore supporto della didattica. Le istituzioni scolastiche potranno così più agevolmente intensificare lo sviluppo di contenuti didattici digitali e fruirne in rete. Sono infine ormai sempre più diffuse presso le istituzioni scolastiche le buone pratiche di offrire nei propri siti ufficiali appositi spazi nei quali i docenti mettono a disposizione degli allievi testi di riferimento, dispense, commenti, questionari ecc. (oltre l’80% delle scuole utilizza, occasionalmente o sistematicamente, il collegamento alla rete internet per la didattica)."
Affermazione: [La scelta degli adottabili è ristretta] "ai libri di testo a stampa per i quali l'editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto per un quinquennio, fatta salva la possibilità per l’editore di trasformare il medesimo libro di testo nella versione on line scaricabile da internet o mista."
Affermazione: "Per la fruizione di libri di testo parzialmente o totalmente on line, come per le risorse digitali in generale, le scuole, i docenti e gli studenti, possono organizzarsi secondo modelli, già noti alla scuola, di partecipazione e condivisione di risorse, quali le reti telematiche e altri sistemi interattivi e dinamici, purché compatibili con la normativa vigente (legge sul diritto d’autore 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni)".
| Agiografico e un po' sulla difensiva rispetto all'innovazione dei modelli, questo video è però interessante per capire il processo che porta alla confezione di un libro di testo di carta |
Provvisoria conclusione: qualche mese dopo l'inizio della stesura di questo articolo il decreto ministeriale 41/2009 ha fissato per quanto riguarda i libri online criteri tecnologici e giuridici davvero discutibili e vaghi.
La soluzione più probabile, anche perché la sola al momento davvero sostenibile dall'effettiva disinvoltura tecnologica degli insegnanti, ci pare restare quella della messa a disposizione di file in pdf, da scaricare e stampare in tutto o in parte e/o di "zibaldoni" digitali, molto appariscenti e poco significativi, in grado però di rispettare i canoni stabiliti e di mettere a posto la coscienza di tutti i soggetti coinvolti rispetto alle disposizioni di legge.
2. Attingendo esempi dalla contingenza...
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| Lo stato di una sala-insegnanti |
- "un modulo base (di circa 200 pagine), con gli argomenti essenziali della disciplina;
- una serie di moduli integrativi di approfondimento, che l'insegnante può utilizzare e far scaricare liberamente ai suoi studenti, in relazione alle esigenze della sua programmazione;
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| Una lavagna interattiva multimediale: visto il prezzo, davvero difficile pensare alla sua presenza non solo in tutte le aule, ma nemmeno in tutte le scuole (la fotografia è un link a porteapertesulweb.it) |
3. Riflettendo a freddo
L'intervento ministeriale stimola una serie di riflessioni.
In via preliminare occorre sottolineare che l'approccio sotteso alla logica della circolare individua una serie di caratteristiche dell'e-book - con tutte le ambiguità che abbiamo messo in luce nei nostri "commenti a caldo" - molto lontane da quelle relative alla credibilità, all'affidabilità, all'autorevolezza del prodotto dal punto di vista della sua dimensione culturale. Che è invece il punto dirimente, quello che dovrebbe costituire il luogo centrale e assoluto della riflessione: quello, unico, che potrebbe determinare a pieno titolo l'accreditamento del libro digitale su un piano paritetico rispetto al libro cartaceo.
La prospettiva ministeriale, invece, è centrata su altri aspetti. Che - beninteso - non abbiamo alcuna intenzione di sottovalutare. Ma che, da soli, non possono costituire motivo valido, né condizione dirimente, nella determinazione della scelta. Per intenderci, il carolibri o il peso degli zaini sono argomentazioni che – anche se necessitano di attenzione e riflessione - non possono da sole giustificare né incentivare un cambiamento con una valenza culturale tanto significativa.
Né, lo ripetiamo, entusiasmi neopositivisti possono conferire automaticamente, in virtù di criteri puramente tecnici e tecnologici, autorevolezza didattica e pedagogica laddove il mercato dovesse - come in alcuni casi accade per altro anche nel caso dei testi tradizionali - licenziare prodotti digitali meno che convincenti dal punto di vista culturale. Troppe operazioni, condotte anche nella scuola italiana in nome della "modernità" fine a se stessa - che non può e non deve rappresentare un valore, hanno già dimostrato che la mistificazione di questo concetto, se non supportata da consapevolezza e dignità culturali, porta a risultati deludenti o fallimentari.
L'intervento del ministero - come molto spesso accade per ciò che riguarda la scuola - è improntato a logiche che con la dimensione culturale non hanno nulla a che fare: come per il taglio degli insegnanti e per la riforma degli ordini scolastici, con vergognosi scardinamenti di modelli didattici efficaci e significativi, anche la proposta dell'e-book non è sostenuta da alcuna elaborazione, né da convinzioni ed evidenze di carattere pedagogico, didattico, cognitivo. Ma occhieggia, italianamente, alle tasche dei genitori e alla salute degli studenti più piccoli: motivi nobili, ma certamente non dirimenti.
Significa, ancora, rafforzare la divaricazione tra “tecnicalità” e cultura; una lettura acritica della dicotomia antico-moderno (che tende a identificare tutto il bene e tutto il male nell’uno o nell’altro campo), senza un’indagine consapevole. Significa rinunciare defintivamente a concedere a questa operazione il senso che, qualora si improntasse a una logica differente, potrebbe avere.
Perché tutto ciò avvenga occorre affrontare senza timori reverenziali una serie di nodi: innanzitutto la maggior parte dei prodotti dell’attuale mercato dell’editoria scolastica digitale non scioglie le riserve sulla tenuta culturale dell’operazione. Assecondati in questa negligenza – come si diceva - anche dal criticabile approccio di chi ci governa.
Concretizzando una visione del mondo, il libro di testo rappresenta anche una scelta politica, come tutto ciò che è connesso alla funzione docente. Nel senso etimologico del termine; ma anche in senso più specifico. La Camera dei Deputati il 22 gennaio scorso ha approvato la risoluzione dell’on. Garagnani in tema di “salvaguardia della tradizione culturale e spirituale legata al cristianesimo”. Che, tra i tanti demagogici, qualunquisti incitamenti alla difesa della “nostra civiltà”, della “nostra tradizione”, entrambe rigorosamente cristiane, ribadisce che “l’insegnamento della religione cattolica, basato su un’adesione volontaria dello studente, risponde a un’esigenza religiosa importante ed essenziale, ma distinta da quella eminentemente culturale e laica e che sarebbe opportuno introdurre nella legislazione scolastica e proporre a tutti" Pertanto, "impegna il Governo a far sì che nell’ambito dell’autonomia scolastica, e fatta salva la libertà di insegnamento dei docenti, sia reso esplicitamente obbligatorio nelle indicazioni nazionali il preciso riferimento alla nostra tradizione culturale e spirituale che si riconnette esplicitamente al Cristianesimo”. Nella compiaciuta relazione di risposta del governo si legge che “peraltro la nascita della religione cristiana, le sue peculiarità e il suo sviluppo così come le vicende dei rapporti tra Stato e Chiesa, con particolare riferimento all’Italia, già sono oggetto di studio nell’insegnamento della storia sin dalla scuola primaria e rappresentano, trasversalmente, l’asse portante di altri insegnamenti” (...)
“Proprio per questo motivo le indicazioni nazionali relativamente al primo ciclo di istruzione fanno esplicito riferimento al Cristianesimo e stessa cura verrà posta nelle indicazioni nazionali relative al secondo ciclo di Istruzione, proprio al fine di rispondere ad una ineludibile esigenza culturale degli studenti”.
Le Indicazioni Nazionali della Moratti non erano prescrittive, ma saranno riproposte ed estese dall’attuale governo. È bene ricordare che esse mutarono, senza alcuna opposizione da parte della maggioranza delle case editrici, l’impianto dei libri di testo, che proponeva una differente scansione dei programmi, informati al concetto di “antropologia cristiana” e ripuliti da una serie di tematiche scomode quali Darwin e l’evoluzionismo.
All’epoca della Moratti, così, la scelta da parte degli insegnanti di un testo non “riformato” ebbe il senso di una resistenza al tentativo ottuso ed antidemocratico dell’affermazione del pensiero unico e della deroga ai principi di libertà e laicità dell’insegnamento.
Infine, ma non meno importante, ci pare un’ulteriore osservazione. Anche grazie alle procedure di inserimento della dimensione tecnologica, basate su “tecnicalità” più che su inclusioni nell’ambito di progetti culturali a pieno diritto e ad ampio respiro, la più tradizionale delle istituzioni – la scuola – valuta l’intero universo della tecnologia sulla base di una serie di pre-giudizi. A cominciare dall’improprietà della formula “nuove tecnologie” che continua ad essere proposta ed usata, nonostante lo scorrere del tempo e dell’esponenziale sviluppo delle potenzialità: una formula stereotipata, priva di senso; ma che sintetizza, immutabile nel tempo, il segno di un disinvestimento sulla dimensione culturale del problema, nonostante le promesse di massicce dotazioni di dispositivi nelle scuole e, appunto, l’apertura a nuove -incomprese, fraintese, banalizzate - frontiere anche nel campo delle scelte editoriali.
Crediamo pertanto che solo un mutato approccio e una maggiore consapevolezza potranno trasformare la proposta del ministero da ammiccamento superficiale ad una modernità necessariamente positiva nella quale non crediamo (con l’ausilio di motivazioni ulteriori, che non possono interferire nella collocazione del problema in una dimensione culturale), in inaugurazione di un dibattito critico, consapevole, svincolato da sollecitazioni di carattere mercantile. Un dibattito funzionale alla crescita della cittadinanza, della cultura, dell’inclusione e della democrazia. Al quale si può contribuire, come abbiamo cercato di fare, solo attraverso il mantenimento di una posizione di vigile osservazione dei fenomeni: selezionando senza dogmatismi e usufruendo o meno, senza coercizioni ideologiche o marketing oriented, di opportunità che possano contribuire alla crescita del Paese.







Anonimo
Invita come autore
Paolo Quadrino
dal sito www.garamond.it è possibile scaricare gli e-book che la stessa casa editrice propone agli insegnanti come "testi in adozione". I contenuti sono originali ed elaborati da autori selezionati. Si tratta semplicemente di una proposta di "libri elettronici" che ciascuno potrà liberamente scegliere se accettare valutando pro e contro. Niente di più. Un'ultima considerazione: spero che i vari ministri, giornalisti, editori, docenti, studenti... non siano così come tu li descrivi! Buon lavoro.
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